Shane Wall, HP: la stampa 3D non è solo tecnologia

Mentre si attendono i prossimi annunci da parte di HP, prende la parola Shane Wall, CTO di HP e direttore degli HP Labs, che in una lunga nota pubblicata sul suo blog prende una posizione molto chiara nei confronti della stampa 3D.
In questi anni ne abbiamo viste tante, è la sua premessa, dalle parti stampate per automobili o aeroplani alla protesica per bambini e animali, fino alle stampanti 3D nello spazio e alle stampanti di tessuti e cellule.
Eppure, per quanto si possa aver visto, l’impatto maggiore della stampa 3D nelle nostre vite non l’abbiamo ancora vissuto.
Perché?
Semplicemente perché la stampa 3D “è molto più che un nuovo modo di fare le cose”.
La stampa 3D, è la sua convinzione, “cambierà il modo in cui noi e i nostri figli vivremo”.

Uno sguardo al futuro

Shane Wall spiega che per comprendere la sua affermazione è importante pensare ai megatrend socioculturali che avranno impatto sul modo in cui le persone vivono e lavorano.
Uno di questi è l’urbanizzazione di massa.
Entro il 2030 ci saranno nel mondo 41 megacity, ovvero città con oltre 10 milioni di abitanti, ed entro la metà del secolo oltre il 70 per cento della popolazione mondiale vivrà in aree urbane. Tutto questo non potrà non avere delle conseguenze in termini ambiente e di infrastrutture urbane. Sarà necessario adattarsi alla nuova realtà”.
La stampa 3D, insieme ai nuovi robot industriali e all’Internet delle Cose, ha in sé il potenziale di essere catalizzatore di questo processo di adattamento, che richiederà di ripensare alla manifattura in termini iper-globali, iper-locali e iper-veloci.
Secondo Wall, gli attuali sistemi di trasporto merci, nati di fatto sull’eredità della prima rivoluzione industriale, semplicemente non saranno in grado di sostenere il trasporto di materie prime e di prodotti finiti necessari al nuovo contesto socio-economico.
La stampa 3D consente alla produzione di avvicinarsi al consumatore: saranno i file a muoversi per arrivare ovunque sia necessario, “che sia un service o un villaggio rurale in Africa”.
Al di là delle suggestioni, c’è un dato di fatto sul quale Wall porta la riflessione: “Se si riuscisse ad arrivare a una adozione di massa della stampa 3D, si potrebbe separare il consumo energetico e le emissioni di CO2 dall’attività economica, con una riduzione del cosiddetto carbon footprint nell’ordine del 5 per cento entro il 2025".

Printing on demand

L’adozione del 3D Printing on demand finirebbe per eliminare la necessità di mantenere magazzini fisici di prodotti e parti di ricambio, con un effetto di semplificazione sulla supply chain ed evidenti effetti a cascata sull’immobilizzo di capitali e sull’occupazione di immobili.
Senza contare che la stampa 3D è più sostenibile e produce meno scarti rispetto ai metodi di produzione tradizionali, oltre a poter utilizzare anche materiali riciclabili.

Gli effetti sull’occupazione

Non sono da trascurare neppure gli effetti sull’occupazione: le aziende non avrebbero più necessità di ricorrere a forza lavoro a basso costo, per altro in luoghi molto lontani da quelli nei quali i prodotti sono richiesti.
Crescerà piuttosto la necessità di formare una nuova generazione di lavoratori per il segmento del digital manufacturing.

Quando la realtà è Blended

A questo punto Wall torna direttamente su uno dei cavalli di battaglia di HP: quella Blended Reality, sulla quale si basano Sprout e anche gli sviluppi sulla Stampa 3D.
La Blended Reality, secondo Wall “ha in sé la potenzialità di sbloccare il potenziale creativo di tutte le persone. Ha la capacità di infrangere le barriere tra l’immaginazione e la realtà fisica. Unisce la democratizzazione del progetto con la democratizzazione della produzione. Ed è ciò che noi definiamo la prossima rivoluzione industriale, di cui la stampa 3D è parte integrante”.
Ed è per questo che secondo Wall bisogna pensare che sono ulteriori dimensioni, oltre a quella meramente tecnologica, per guardare alla stampa 3D.

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