TheFabLab nella casa dell’innovazione

Fondatore e presidente di TheFabLab (quattro dipendenti e un fatturato di qualche centinaio di milioni di euro, che per le strutture di questo genere in Italia sono numeri grandi) Massimo Temporelli è da sempre è un innamorato dell’eleganza dei numeri, di come danzano quando la matematica viene applicata alla vita di tutti i giorni.

Temporelli_TheFabLab
Massimo Temporelli, The FabLab
È anche un innamorato della storia della scienza, degli strumenti scientifici e di come interagiscono con le persone. E ha fatto un percorso di studi e di lavoro coerente con queste linee guida: il diploma in un istituto tecnico quando si pensava che dovesse occuparsi di porte e finestre, una laurea in Fisica all’Università di Milano con una ricerca sperimentale sulle onde elettromagnetiche e la ricostruzione fedele dell’apparato sperimentale di H.R. Hertz e dieci anni al Museo della scienza e della tecnologia di Milano a occuparsi di macchine, laboratori interattivi e mostre scientifiche.

Addio alla lentezza

«La velocità non mi è mai appartenuta» racconta Temporelli. «Mi piaceva rallentare per capire bene le cose, per studiare a fondo come le macchine avessero cambiato la cultura e la società umana». Difficile da credere, a guardare il Temporelli di oggi che è difficile anche da intervistare.
Salta come un grillo da una parte all’altra della sede di TheFabLab aperta all’interno del Talent Garden di via Calabiana, l’altra è via Santa Marta.
Si tratta di una delle più grandi comunità di innovatori europee, con i suoi 8.500 metri quadrati di superficie e con 400 persone che ogni giorno la frequentano. E che non resistono alla tentazione di entrare negli spazi del TheFabLab separati dal resto soltanto da grandi vetrate, per curiosare, vedere e capire come la fabbricazione digitale, la forza di TheFabLab, possa essere uno strumento utile per la loro attività di “stratuppari”. Temporelli, insieme ai soci Francesco Colorni e Bernardo Gamucci, introduce, mostra, spiega ai visitatori. E quando non introduce, mostra e spiega, parla al telefono con clienti e partner, che sono tanti e che dovranno essere sempre di più. «Oggi in effetti - ironizza Temporelli - sono obbligato a essere veloce». A nomi come Trotec, Envisiontec, RS Components, Olivetti, Comau Robotics e FiloAlfa, che forniscono macchine e materiali, dovrebbero aggiungersene altri, e magari anche qualche socio di capitali per fornire alla struttura un ulteriore spunto di crescita.

La svolta del Fablab

Quando si parla di impresa e di capitali, emerge il punto di svolta attuato da Temporelli. Ovvero si parla di quando è passato dalla lentezza alla velocità, dall’attività di ricerca e divulgazione scientifica alla concretezza operativa del mondo FabLab.
«Nel 2012 mi sono reso conto - spiega - che a dodici anni dall’apertura del primo FabLab
a Boston non ne esisteva ancora uno in una grande città come Milano. Con Francesco

Colorni, e un gruppo di altre persone intenzionate a far convergere le proprie passioni e interessi in un ambito associativo, abbiamo ottenuto un contributo della Fondazione Mike Bongiorno, ente morale senza fini di lucro e indipendente nata per promuovere innovazione e creatività, e abbiamo aperto presso la loro sede in Bovisa una struttura chiamata FabLab Milano. Ben presto però io e Francesco ci siamo resi conto che in noi prevaleva l’idea di una struttura diversa, una vera e propria società di capitali che potesse dar luogo a un business concreto». TheFabLab_Interno

Ed ecco quindi la nascita di TheFabLab con la sede storica nei locali della Società Italiana Arti e Mestieri, primo partner istituzionale di TheFabLab, affiancata ora dallo spazio all’interno del Talent Garden. I fatti sembrano aver dato ragione ai tre soci, visto che la loro creatura ha un fatturato in forte crescita e paga regolarmente gli stipendi ai tre dipendenti. Merito di un modello di business ben concepito, anche se non del tutto aderente alle linee guida tracciate da Neil Gershenfeld del MIT di Boston per il quale i FabLab (contrazione di fabrication laboratory) dovevano essere semplicemente piccole officine concepite per offrire servizi personalizzati di fabbricazione digitale, aperte a tutti e dotate con stampanti 3D, macchine da cucire, tagli laser, frese e così via.

Sogno metal

 TheFabLab, come idea, è nelle corde della visione di Gershenfeld. Infatti la sua attività è suddivisa in quattro aree, titolate vezzosamente in inglese: Open Tools, Digital Education, Design e Consulting. La prima è quella tipica dei FabLab, con le attrezzature dei due laboratori messe a disposizione di tutti con tariffazione a tempo o a consumo.
La seconda riguarda i corsi di formazione, rivolti principalmente ad artigiani, professionisti e studenti.

TheFabLab_Interno_2La terza racchiude l’attività di design di TheFabLab, che va dalla progettazione sino alla produzione di piccole serie da immettere sul mercato. L’ultima è relativa alla consulenza sui processi fornita a piccole e grandi aziende. Rispetto ai FabLab tradizionali, è l’equilibrio tra queste attività ad essere anomalo. «Il 40% delle nostre entrate deriva dal design, mentre il 30% riguarda l’attività di consulenza. Il rimanente 30% è equamente suddiviso tra l’attività educativa e quella di service». Insomma, una cosa altra rispetto al tradizionale FabLab. Molto vicina a uno studio di progettazione e consulenza (d’altra parte Colorni e Gamucci sono designer), però rigorosamente digitale e con gli strumenti che servono anche per fare, oltre che per pensare. Non è un caso che il payoff di TheFabLab sia “Make it Real!”.
Massimo Temporelli spazia con lo sguardo sul nuovo spazio di Via Calabiana. «Ti piace?», chiede con la certezza di sapere quale sarà la risposta. Sì, ma qual è l’attrezzatura che ti manca e che vorresti in questo momento se io avessi la possibilità di materializzarla ora? Un secondo, due, dieci secondi, venti secondi. È tornato alla lentezza. «Forse. Anzi sicuramente una stampante di metalli. È il nostro sogno proibito».

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