2015: la finanza (ri)scopre il 3D printing

La stampa 3D è il nuovo centro del mondo tecnologico, dicono tutti i commentatori. Sarebbe quindi ragionevole ritenere che le quotazioni borsistiche dei leader siano in costante ascesa. Invece non è così, tutt'altro: nei primi otto mesi del 2014 le azioni di Stratasys sono scese del 17% e quelle di 3DSystems addirittura del 45%. L'andamento contrasta con forza quello del 2012 e di parte del 2013, dove effettivamente la crescita era stata impetuosa. Proviamo a chiederci come mai.

Goldman Sachs Vs. Gartner

Nel suo Report annuale 2013, rilasciato ad aprile 2014, Goldman Sachs ha inserito la stampa 3D tra i tre principali aspetti della rivoluzione tecnologica in atto. In un precedente report, questo squisitamente tecnologico, Goldman Sachs aveva determinato otto distruttori creativi che daranno nuova forma all’economia globale, tra i quali anche la stampa 3D. L’analista Cristina Colón ha tabellato una crescita su dieci anni al tasso composto del 16%, riporta Rob Wile su Business Insider.

Il concetto di creative destructor, creato nel 1942, meriterebbe un approfondimento: è la spinta ad adattarsi o morire all'avvento di modi davvero nuovi di fare le cose -e qui ci saremmo-, ma si applica ad un'economia completamente capitalistica e il 3D printing ha un piede lì e un piede nella share economy.

Dalla parte opposta a Goldman Sachs troviamo invece Gartner, che nota un'eccessiva frammentazione del 3D consumer, i cui prodotti sono proposti da circa 40 produttori e oltre 200 startup. A nostro avviso questi numeri sono in via di esplosione, per cui la frammentazione globale crescerà moltissimo a livello globale, senza valutare l'impatto dei numerosissimi produttori locali. In definitiva Gartner, nelle parole del Research Vp Pete Basiliere, non ritiene il 3D consumer un mercato maturo, ritenendolo ad una distanza di almeno 5 anni dal mainstream, riporta Lance Whitney di Cnet.

 Leo Sorge

 

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