Renzo Piano, da sei anni con la stampa 3D

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Il Renzo Piano Building Workshop (RPBW) con uffici a Genova e Parigi e guidato da nove partner tra cui il suo fondatore, Renzo Piano, che lo ha creato nel 1981, impiega a tempo pieno circa 110 architetti insieme ad altri 30 membri di supporto, inclusi artisti della visualizzazione 3D, modellisti, archivisti, personale amministrativo e di segreteria.

I modelli dei progetti del Renzo Piano Building Workshop vengono realizzati secondo il principio del design to build e fin dall’inizio si cerca di garantire che ogni dettaglio funzioni e rappresenti l’edificio finale anche nei più piccoli particolari.

Per ogni progetto, pertanto, vengono realizzati centinaia di modelli complessi di grandi e piccole dimensioni per testare diverse proposte.

Per crearli, il team di modellisti si affida a una combinazione di strumenti tradizionali e tecnologie digitali come la stampa 3D.

Lo studio di Genova del Renzo Piano Building Workshop ha introdotto la sua prima stampante 3D sei anni fa.

Da allora, ha ampliato la propria flotta a tre macchine, utilizzando tre diverse tecnologie. Fra queste vi è anche una stampante Formlabs con tecnologia SLA.

Come nascono i modelli nel Renzo Piano Building Workshop

I modelli in scala sono una parte essenziale del flusso di lavoro degli architetti.

Spesso si incontrano attorno ai modelli di nuovi progetti per discutere idee diverse e di frequente apportano modifiche direttamente ai modelli, che possono successivamente riprodurre in CAD.

Periodicamente anche i clienti si recano in studio per un aggiornamento sui progetti e i modelli giocano un ruolo cruciale, contribuendo a rendere tangibili gli aggiornamenti.

Il primo step per la realizzazione dei modelli è solitamente la stampa in scala su carta per capire le dimensioni reali del modello.

Per i modelli di grandi dimensioni, per esempio 1 metro per 1 metro, è necessario comprendere come poterlo suddividere, poiché i modelli che altrimenti sarebbero troppo ingombranti per essere spostati o trasportati, vengono costruiti già divisi in due o più pezzi per essere poi rimontati una volta giunti a destinazione.

I modellisti utilizzano una combinazione di strumenti tradizionali e strumenti digitali per la realizzazione dei modelli, come fresatrici CNC, taglierine laser e anche stampanti 3D.

Per la base del modello, ad esempio, spesso è preferibile e meno costoso utilizzare la taglierina CNC e materiali rigidi.

Un discorso diverso va fatto invece per quelle forme geometriche che non è facile realizzare a mano, come le sfere e le superfici curve.

Farle a mano è quasi impossibile, o richiede qualcosa come una settimana di tempo invece di poche ore  - racconta Francesco Terranova, modellista presso il laboratorio di Genova -. Ma se lo stampi in 3D puoi, ovviamente, fare esattamente quello che vedi nel file 3D, cerchiamo quindi di utilizzare le stampanti 3D il più possibile per facilitare il nostro lavoro. Abbiamo realizzato dei modelli per l'Academy Museum of Motion Pictures di Los Angeles. Ha una forma simile a quella di una sfera pressata. Questo museo è cambiato, credo, centinaia di volte. Ogni giorno dovevamo fare un altro modello, cambiandolo solo un po’ rispetto al precedente. L'unico modo per farlo così velocemente era stamparlo in 3D. La cosa buona è che possiamo avviare la stampante di notte e quando torniamo la mattina troviamo il modello pronto. In questo modo non perdiamo tempo durante la giornata”.

Terranova racconta che sei anni fa lo studio di Renzo Piano ha iniziato con una macchina a base di polvere che utilizza la tecnologia binder jetting. Ma non era molto utile perché era molto sensibile all'umidità e la precisione non era in linea con ciò di cui avevamo bisogno.

"Quindi, siamo passati alla stampante di Formlabs Form 2 e abbiamo poi aggiunto una 3D Systems che stampa con la resina. E abbiamo anche una piccola stampante 3D FDM che funziona con PLA e ABS”.

La stampante 3D FDM non garantisce la stessa precisione, mentre la stampante 3D Systems è molto precisa e utile per modelli di dettagli architettonici su larga scala (1:5, 1:10). Il materiale tuttavia non è molto solido dopo averlo pulito e quindi non adatto a stampare parti come gli alberi.

Di recente, lo studio ha anche cambiato la sua Form 2 con la più recente stampante SLA di Formlabs, la Form 3, che ha permesso loro di stampare alcuni dei modelli più complessi, risparmiando anche tempo sulla post-elaborazione.

Gli alberi erano un grosso problema perché sono molto fragili, molto sottili. Abbiamo provato a stamparli con la Form 2. Con la Form 3, non abbiamo lo stesso problema e ci consente di stampare alberi in 3D. Anche la rimozione dei supporti con la Form 3 sembra essere più facile, perché possiamo utilizzare supporti più piccoli", ha spiegato Francesco Terranova.

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