Materiali compositi: la strada di Impossible Objects

Una nuova tecnica per la stampa 3D promette di dare una scossa al comparto della prototipazione e della produzione additiva di componenti in materiali compositi.

L’ha presentata la startup Impossibile Objects, che l’ha denominata CBAM (Composite-Based Additive Manufacturing).

È una tecnica additiva “mista”, che prevede la deposizione di polimeri su fogli di materiali compositi come il kevlar.

Più in dettaglio, il processo di stampa 3D parte come al solito dallo slicing del progetto di partenza. Ogni strato della produzione additiva viene “stampato” con un liquido, seguendo lo stesso principio della stampa inkjet, su un foglio di materiale composito: kevlar, fibra di carbonio o simili. Dopo la stampa dello strato, il foglio viene coperto da un polimero termoplastico polverizzato, come ad esempio il nylon. La polvere si fissa dove si unisce al liquido della stampa, mentre viene poi spazzata via dal resto del foglio.

Completati questi passi, si aggiunge un nuovo foglio di materiale composito su cui stampare lo strato successivo e distribuire nuovamente il polimero in polvere. E così via sino a che non sono state stampate tutte le “fette” dell’oggetto da produrre. A questo punto i vari strati di composito sono pressati e riscaldati, in modo che il polimero li unisca saldamente fra loro laddove è presente. Il resto del materiale composito viene eliminato chimicamente e resta solo l’oggetto finito.

impossible-objectsImpossibile Objects spiega che questo processo di stampa 3D è competitivo per tempi e costi con la classica stampa a iniezione, è molto più rapido di altre tecniche additive ed è applicabile anche a materiali non compositi. Per ora il CBAM è offerto come servizio, la startup punta però a vendere anche una stampante basata su questo approccio: battezzata Model One, dovrebbe arrivare all’inizio del 2018.

Impossible Objects indica che la sua tecnologia produttiva è applicabile in vari settori, dall’automotive alla robotica passando per l’elettronica e l’aeronautica. L’unica azienda citata come cliente è l’americana Jabil Circuit, che produce schede elettroniche. Si suppone però che anche Boeing sia tra i clienti, dato che uno dei suoi manager proviene proprio da questa società.

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