BQ, quando la stampante 3D dice podemos

La stampante 3D Witbox con la Prusa i3 a sinistra e lo scanner Ciclop a destra

BQ nasce in Spagna 6 anni fa, da sei studenti. Sembra una delle tante storie di innovazione dal basso, di startup di belle speranze. E in un certo modo lo è. Solo che quegli studenti di strada ne hanno fatta tanta, e, complice la holding tecnologica Mundo Reader di cui fanno parte, sono diventati in pochi anni creatori di tablet, smartphone, stampanti 3D e sistemi di robotica educativa.

La stampante 3D Witbox con la Prusa i3 a sinistra e lo scanner Ciclop a destra
La stampante 3D Witbox con la Prusa i3 a sinistra e lo scanner Ciclop a destra

La parola education non viene espressa a caso: «Tienes derecho a la tecnologia» è il payoff della società. Hai diritto alla tecnologia. Che non vuol dire, però, tendere la mano e aspettare che cada dall'alto. Nell'impostazione filosofica di BQ significa crearsela. Che è quello che hanno fatto Valero e soci.

Tecnologia in Europa? Podemos

Per Alberto Valero, Head of education project di BQ, intervenuto a Milano alla presentazione della società alla stampa, «la tecnologia è emancipazione se la si sa creare. Non lasciamo che i cinesi ci costruiscano tutti i dispositivi che utilizziamo. Noi non sapevamo fare tecnologia, abbiamo cercato gli ingegneri, ma anche quelli che abbiamo trovato hanno dovuto imparare a loro volta. Diciamo che abbiamo spiato i cinesi, con la consapevolezza che l'Europa deve costruirsi la tecnologia, altrimenti sparisce».

Quasi un programma politico quello di Valero, che in sostanza è come se senza peraltro dar cenno di schierarsi, dicesse «podemos».
Ma che non basta ancora: «anche l'educazione alla tecnologia è importante - dice -. Ma noi in Spagna, e scusate, anche in Italia, non la facciamo. Eppure c'è un chiaro rapporto fra PIL e ingegneri e tecnologi, di un paese».
È per questo che BQ ha formato 550 insegnanti in Spagna: per emanciparli all'insegnamento della tecnologia a quelli che dovranno essere la futura classe dirigente tecnologica.
«Con i robot da costruire Printbots, con la programmazione intuitiva di Bitbloq, con le stampanti 3D Prusa, noi produciamo ingegneri».

Stampanti e scanner 3D

Oltre a smartphone della gamma Aquaris e tablet Edison 3 Mini, arrivano dunque in Italia, e lo fanno per il tramite di quattro distributori, stampanti e scanner 3D.

Si tratta della Witbox, una FFF monoestrusore da 0,4 mm con area di lavoro di 30x21x20 cm (costa 1.690 euro), della Prusa i3 Hephestos, una RepRap in kit di montaggio, con estrusore da 0,4 mm e area di 21x21x18 cm (500 euro), dello scanner 3D Ciclop do it yourself, totalmente opensource basato su Arduino (249 euro).

I prodotti BQ sono distribuiti da Rosso 3D di Gussago (Brescia), Cam 3D di Fidenza (Parma), Rapid Lab di Perugia e Crea 3D di Ruvo di Puglia (Bari).

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