Auto, come cambia l’industria sotto la spinta digitale

Più della metà degli intervistati a The Innovation Race, il sondaggio che esplora le sfide e le opportunità del settore automobilistico europeo, commissionato da Protolabs e realizzato dalla società Longitude si aspetta che nei prossimi tre anni uno dei marchi simbolo dell’industria europea dell’auto cesserà di esistere.

Una regolamentazione ambientale più severa è considerata la minaccia più imminente nei prossimi 12 mesi (55%), mentre il 52% si aspetta che nei prossimi 3 anni un nuovo concorrente possa entrare nel mercato con un nuovo tipo di veicolo rivoluzionario.

L’indagine promossa da Protolabs è stata condotta nel corso del mese di luglio 2019 e ha coinvolto 300 professionisti del settore automobilistico provenienti da Francia, Germania, Italia e Regno Unito. Gli intervistati lavorano nel top management, Ricerca e Sviluppo, progettazione ingegneristica, gestione della supply chain, fornendo una delle più complete panoramiche sul settore recentemente disponibili.

L'indagine, che ha coinvolto 300 top manager di case automobilistiche e dei principali fornitori tra cui BMW, Daimler, JLR, Magneti Marelli, Volkswagen e Williams F1, ha evidenziato anche il passaggio obbligato a industria 4.0, con il 71% che indica la necessità di adottare processi digitali.

Per Bjoern Klaas, Vice Presidente e Amministratore Delegato di Protolabs Europe "Sembra esserci la premessa per una tempesta perfetta nel settore automobilistico, con le guerre commerciali, la Brexit e la corsa all'elettrificazione che creano un momento di cambiamenti estremi in tutto il settore dell’auto".

"Con così tante sfide da affrontare, è imperativo che l'industria continui ad investire in Ricerca e Sviluppo e nella sua capacità di portare rapidamente l'innovazione sul mercato. E questa indagine, mettendo in evidenzia come si sia di fronte nei prossimi 3 anni a cambiamenti mai visti prima, ci racconta quanto sia fondamentale l’innovazione per sopravvivere e poi prosperare".

"Questo è un messaggio molto forte che conferma quello che stiamo vedendo nel nostro settore: la domanda per i nostri servizi continua a crescere, dando alle aziende la possibilità di sviluppare nuovi pezzi in soli 15 giorni. La velocità di immissione sul mercato è assolutamente cruciale nel settore automobilistico".

L'innovazione è il tema centrale di tutta l'indagine e rivela risultati contrastanti.

Il 69% ha dichiarato di essere certo di poter mettere in produzione una nuova innovazione in poco tempo, mentre il 75% ritiene di poter includere ciò che vuole il cliente già dalle prime fasi del processo di progettazione.

Tuttavia, quasi la metà delle aziende è meno sicura di poter interrompere la produzione di un prodotto non riuscito senza subire un impatto negativo, mentre il 40% ritiene che la propria strategia di innovazione non sia ben allineata alla visione aziendale.

Per Bjoern Klaas "L'outsourcing di competenze non essenziali o il ricorso a competenze esterne può essere cruciale per ottenere quel vantaggio competitivo via via più necessario nel mondo della manifattura sempre più digitale”.

Fare auto in Italia, quali prospettive

Dei 300 intervistati, 50 lavorano in Italia.

L’industria italiana dell’auto gioca ancora da protagonista in ambito europeo grazie al know-how e alle competenze acquisite negli anni ed è positiva sul futuro.

Secondo il sondaggio, l’Italia infatti è risultato il paese con le percentuali maggiori sulla percezione della propria capacità di rispondere alle esigenze dei propri clienti, l’abilità di competere rispetto a nuovi produttori e la velocità con cui è capace di innovare. E per il 72% nei prossimi anni le auto saranno sempre più condivise.

Praticamente nulla (2%) la percentuale di chi sta investendo nell’auto a guida autonoma: il dato più basso tra i paesi coinvolti nella ricerca: sembra infatti che gli investimenti maggiori stiano confluendo nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni per rendere i motori sempre più efficienti, 32% rispetto al 28% della media europea, nettamente superiore alla Germania, ferma al 21% degli intervistati.

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