Alessi disegna il futuro in 3D

Una collezione di penne eleganti realizzate in fibra di vetro mediante additive manufacturing da una «cellula di progettisti autonomi», come la definisce Giulio Iacchetti, industrial designer da sempre attento alle potenzialità di una stampa 3D «destinata a sconvolgere i processi mentali di un normale oggetto stampato in plastica».
Giulio_IacchettiÈ questa la genesi di Alessi Goes Digital, una «lunga teoria di prototipi, modelli, campioni sempre più affilati e precisi» accolta da un’azienda di produzione come Alessi che, da Omegna, sul lago d’Orta, nella provincia del Verbano Cusio Ossola, in quasi un secolo di storia ha saputo evolversi e diventare esponente di punta delle Fabbriche del design italiano.
Abbozzato a maggio 2013 in una email di Iacchetti, il progetto, all’epoca denominato Tenpen, puntava a produrre con una macchina stereolitografica una famiglia di penne «nutrendo il sogno di ogni designer di governare da sé il processo di realizzazione di un oggetto». Undici mesi più tardi diviene occasione, in Alessi, per esplorare lo stato dell’arte della stampa 3D.

Vocazione tecnologica

Come ci spiega Carlo Gasparini, Junior Project Manager di Alessi: «Coerentemente con lo spirito di ricerca delle nostre pratiche, in azienda poniamo da sempre grande attenzione alle innovazioni tecnologiche. Già una quindicina di anni fa abbiamo iniziato a introdurre nel nostro processo produttivo sistemi a controllo numerico, primariamente quelli sottrattivi come il taglio laser, il tornio e le frese a 3 e 5 assi, che hanno rappresentato i primi passi verso la produzione digitalizzata».

«Per quanto riguarda i sistemi additivi – prosegue Gasparini – possiamo dire di essere stati tra i primi del nostro settore ad adottare la stampa 3D, tecnologia che al momento utilizziamo solo per la prototipazione e che ha permesso di evolvere notevolmente il processo di sviluppo prodotto». Da qui l’interesse, nell’aprile del 2014, nei confronti della proposta di Iacchetti, che con il suo team si è posto quale referente unico, anche per il test dei materiali, per lo sviluppo di una ricerca per una collezione di penne native digitali «più in virtù di un prevedibile apporto di informazioni sul tema della stampa 3D che per un effettivo interesse nei confronti del prodotto penna», come ricorda lo stesso Iacchetti, visionario quanto serve nel proporre a un’azienda analogica come Alessi l’ingresso nel digitale, «almeno per una parte della sua produzione».

L’evoluzione del progetto

Accantonati i primi prototipi ricavati a Eindhoven, rivolgendosi a Shapeways, ad aprile 2014 viene testata la tecnica della stereolitografia per produrre campioni di penne in una nanoceramica molto dura, già impiegata nelle protesi dentarie.

La colorazione superficiale e la finitura porosa, «poco preziosa alla vista e soggetta a sporcarsi», ottenuta nel primo esperimento utilizzando una polvere di nylon bianca solidificata a strati con tecnica Selective Laser Sintering, poi colorata per immersione in acqua e inchiostro, lascia presto spazio a un finitura vellutata, in grado di trasmettere «elevata preziosità» ma in un materiale «poco elastico e fragile, sia ai colpi accidentali sia alla pressione trasversale, a prescindere dallo spessore».

Tre mesi più tardi si prova la via dell’Abs, materiale dotato di una definizione paragonabile a quella della nanoceramica, ma meno dispendioso. Nonostante vari tentativi i risultati non sono quelli sperati. Buona finitura, morbidezza al tatto e colore aranciato molto caratterizzante non bastano a ovviare a un problema di fragilità a tensione trasversale che si ripropone anche in questo ennesimo tentativo.

La soluzione che convince il designer arriva solo otto mesi più tardi quando si imbatte
in Crp Technology, azienda modenese che stampa con tecnologia SLS il Windform GT, un composito di nylon nero e fibra di vetro, i cui costi di produzione non sono certo contenuti, anche a causa della finitura attuata con smerigliatura a mano. «L’effetto è sia tecnico sia estetico, grazie a un materiale che si rivela flessibile ma durissimo e inscalfibile, nero e opaco alla vista, come la grafite, ma liscio e caldo al tatto». Da qui la scelta, a ottobre 2015, di accantonare l’idea di associare un materiale diverso a ciascuna penna, «allo scopo di interpretarne le peculiarità», per realizzare l’intero progetto in Windform GT, destinandolo a un pubblico di amatori.

Forte valenza sperimentale

Per Alessi, che «nonostante gli elevati costi di produzione», si dice attualmente interessata alla stampa 3D dei metalli, si è trattato di «un’esperienza di tre anni, durante i quali è stato possibile accumulare una notevole quantità di informazioni, utili a orientare i futuri passi in questo scenario».

Come dice Gasparini, il progetto ha inoltre permesso ad Alessi di «mettere a confronto l’attuale modello produttivo, caratterizzato da importanti investimenti sulle attrezzature, con quello più dinamico e leggero della stampa 3D», anche se le limitazioni legate alla qualità superficiale del prodotto finito, «che ha richiesto passaggi di finitura manuale più onerosi del processo di stampa stesso, può comportare contraddizioni, in termini gestionali ed economici, rispetto alle premesse delle innovazioni proposte».
A propria volta, il risultato portato in evidenza da Iacchetti, attento a rivolgersi a «un’azienda onnivora come Alessi, che ha uno sguardo lucido e aperto su tutto lo scibile produttivo», si sofferma con entusiasmo sul viaggio compiuto fisicamente in Italia, alla ricerca di «incredibili eccellenze nel mondo della stampa 3D e degli innumerevoli materiali innovativi, il cui uso abbiamo contribuito a sperimentare». La difficoltà più grande? «Convincere provider di servizi di stampa e produttori di hardware a modificare i propri processi interni per prestare orecchio alle nostre specifiche esigenze».
Quanto messo in mostra in occasione dell’ultima edizione del Salone del Mobile di Milano, presso lo Studio Iacchetti «dove tutto è iniziato», ha posto Alessi in una posizione di azienda anticipatrice rispetto a quanto in molti si aspettano accadrà in futuro.

Traino digitale

«Di realtà che producono oggetti stampati in 3D ce ne sono già moltissime – ribadisce Iacchetti – ma sono piccole aziende nate da poco e che dovranno crescere. Chi, come
Alessi, è già forte di una consolidata distribuzione di prodotti a livello mondiale parte
invece da una posizione avvantaggiata e potrebbe aprire ad altre collezioni di oggetti».
Pare dargli ragione Gasparini che, interpellato sugli aspetti della produzione digitale che potrebbero rientrare nel modus operandi di Alessi anche in futuro, risponde che «queste innovazioni ci pongono nella condizione di poter riformulare la nostra posizione all’interno dello scenario contemporaneo, offrendo orizzonti difficilmente sostenibili in precedenza, uno su tutti la customizzazione. Grazie alla progettazione computazionale, a Internet e alle tecnologie additive – conclude – è possibile gestire la declinazione di un oggetto in accordo a differenti parametri estetici e funzionali e aprire possibilità di dialogo tra la creatività di una nuova generazione di progettisti e i molteplici desideri del pubblico».
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