Maker in cerca di autocoscienza

«I maker devono fare massa critica, ma anche lavorare sulla propria riconoscibilità». Lo ha sostenuto Cesare Castelli di Milano Makers (www.milanomakers.com), in seno a un incontro tenutosi a Palazzo Reale, a Milano, avente come oggetto il rapporto fra Maker e Design. Sapere chi si è, insomma, è fondamentale per riconoscersi e lavorare insieme.

Il designer Denis Santachiara, attentissimo da sempre alle nuove tecnologie e, oggi, alle possibilità offerte dalla stampa 3D.
Il designer Denis Santachiara, attentissimo da sempre alle nuove tecnologie e, oggi, alle possibilità offerte dalla stampa 3D.

Ci ha provato Denis Santachiara, designer, a tratteggiare qualche caratteristica del maker. Santachiara ha creato una rete che lavora con i designer. “Ma si tratta di artigiani che funzionano come service e integrano il sapere tradizionale con le nuove tecnologie”. Per quanto riguarda il design gli autoproduttori sono “autoeditori”. Tutti disegnano e si fanno produrre l’oggetto da altri, i falegnami, per esempio. Difficile parlare nel senso tecnico di autoproduttori. “Questo è importante perché se si vuole dare una definizione è importante il modo di operare e il rapporto con i terzisti”.

Se si presenta uno come maker ma fa le cose in legno “per me è un falegname e può rivolgersi alla sua associazione di artigiani”. Ma se parliamo dei maker, quelli nati con il Mit di Boston, allora ci sono caratteristiche ben precise. “Per esempio tendono a sviluppare prodotti per startup, innovative, hanno la rete come area preferita anche per vendere, lavorano spesso con il crowdfunding, hanno interesse per circuiti che permettano di sfornare nuovi prodotti come Arduino o la stampa in 3D”.

Questi sono i maker, spiega Santachiara e gli altri sono i classici artigiani che sanno già a chi rivolgersi. I referenti sono Cna e simili che vorrebbero tanto inglobare anche gli autoproduttori.

Esistono anche i problemi pratici. Come quello delle difficolta del crowdfunding, citato da Massimo Giacon, artista e designer, e quello relativo alla distribuzione, sollevato da Alba Cappellieri, professore ordinario al Politecnico di Milano dove insegna Design del Gioiello e dell'Accessorio.

Cappellieri finanzia da sé i migliori progetti dei suoi studenti che fanno però poi fatica a imporsi. Poi c’è quello, insoluto, dei pagamenti. Perché le aziende, soprattutto se sei giovane, in Italia non pagano il tuo tempo. Massimo Caiazzo, maker, preferisce però parlare di altro. Rivolgendosi in particolare a Castelli e all’attività di Milano Makers spiega: “Nella vita associativa non siamo legati tanto da quello che facciamo, ma dal perché lo facciamo, cosa facciamo, cosa proponiamo alle persone perché tendiamo a lavorare per la collettività”. Prodotto e vendita sono una parte, ma è fondamentale capire il senso del proprio lavoro. È l’anima sociale del maker che, Mit o non Mit, dovrebbe essere fra le caratteristiche della figura.

 

 

 

Se vuoi rimanere sempre informato sulle novità della stampa 3D iscriviti alla newsletter gratuita.
CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here