Additive FVG Square, in Friuli la trasformazione è additiva

Nasce oggi in Friuli Venezia Giulia Additive FVG Square, un centro all'avanguardia dove le imprese possono imparare, sperimentare, capire come applicare le tecnologie additive trasformandole. Un’iniziativa orientata a Industria 4.0, aperta alla collaborazione e che rende possibile un rapido sviluppo di competenze.

Additive FVG Square è dunque un modo nuovo di fare trasferimento tecnologico. Si tratta di una iniziativa pubblico/privata che si autosostiene, voluta e realizzata dall’acceleratore d’impresa Friuli Innovazione in collaborazione con Comet Cluster Metalmeccanica Fvg e con Eos, azienda di tecnologie per la stampa 3D industriale, grazie al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, al supporto delle competenze sviluppate dall’Università di Udine e alla partecipazione di imprese.

Cinque aziende della metalmeccanica regionale, Brovedani Group, Gruppo Cividale, SMS Group, Thermokey e Wartsila, cominceranno un percorso di formazione e sperimentazione di due anni con un sistema di ultima generazione già installato in Friuli Innovazione nel Parco Scientifico e Tecnologico Luigi Danieli di Udine.

3D Printing Creative ha intervistato in anteprima i protagonisti del centro: Fabio Feruglio, Direttore di Friuli Innovazione, Saverio Maisto, Direttore di Comet Cluster Metalmeccanica FVG e Giancarlo Scianatico, Regional Manager per l’Italia di Eos.

Le prime quattro domande sono per Fabio Feruglio di Friuli Innovazione.

Fabio Feruglio, Friuli Innovazione. Foto di Diego Petrussi

Quando nasce l’idea di un centro di produzione additiva e sulla base di quali spinte?

L’idea nasce in Friuli Innovazione quando abbiamo colto che le tecnologie additive sarebbero presto diventate disponibili anche per le piccole e medie imprese manifatturiere, e non più “riservate” ai settori aerospaziale o medicale. Ma era ancora un “segnale debole”: da qui la necessità di un confronto diretto e aperto con il territorio.
In Friuli - Venezia Giulia ha sede la Lima Corporate, azienda leader mondiale e precursore nel campo delle tecnologie di stampa 3D applicate all’ortopedia; l’Università di Udine che da tempo sviluppa ricerca e formazione sulle tecnologie additive; il COMET che è il cluster di riferimento per la gestione del sistema metalmeccanico regionale (4.000 imprese); l’ITS Malignani che è una scuola speciale di tecnologia che forma tecnici superiori.
È stato pertanto facile avviare un confronto con questi interlocutori e, poiché Friuli Innovazione lavora costantemente con le imprese del territorio e sviluppa progetti di innovazione con partner di tutta Europa, coinvolgere importanti aziende e strutture di ricerca come Brovedani Group, il Centro Ricerche Danieli e lo Joanneum Research austriaco.
Insieme con questi partner abbiamo organizzato, a marzo dello scorso anno, un evento dedicato alle tecnologie additive: “Succederà. Il manifatturiero prossimo venturo in FVG” proprio perché convinti che quel “segnale debole” fosse precursore di un profondo cambiamento.
Il riscontro fu molto positivo, tant’è che, sempre nel 2017, organizzammo insieme con l’Università di Udine gli “Open Days Additive FVG” per consentire alle imprese di approfondire, attraverso un percorso strutturato di 3 giorni, le conoscenze di base delle tecnologie additive e una comprensione generale delle loro potenzialità e limiti.

Come è stato strutturato il progetto?

Come tutti i progetti di Friuli Innovazione anche Additive FVG è stato strutturato focalizzandosi sugli aspetti chiave e cercando di metterli in relazione al contesto territoriale. In questo caso i tre pilastri progettuali sono: la conoscenza, perché è necessario formare risorse umane con nuove competenze e fare molta ricerca applicata: con le tecnologie additive bisogna pensare e progettare in modo completamente diverso rispetto alle altre tecnologie; le imprese, perché se le tecnologie additive rappresentano un possibile fattore di competitività per le imprese si vuole fare in modo che esse possano sperimentarle più rapidamente e valutarne l’adottabilità; le nuove idee di business, perché c’è un “nuovo mondo” da scoprire su materiali, forme, strutture, applicazioni, software solo per citare alcuni esempi.
E il territorio, ovvero la nostra Regione, offre condizioni uniche e favorevoli per diventare punto di riferimento europeo sulle tecnologie additive, perché c’è tutto: Istituti tecnici e ITS, come appunto l’ITS Malignani che ha già inserito le tecnologie additive nei suoi corsi e ne ha “curvato” uno nuovo proprio su tali tecnologie, l’Università di Udine che, come detto, sviluppa ricerca e formazione con un laboratorio ad hoc per le tecnologie additive; Imprese manifatturiere importanti e un cluster (Comet) che funziona, oltre ad una impresa leader nell’utilizzo industriale delle tecnologie additive; Un acceleratore di impresa e incubatore certificato (secondo in Italia a certificarsi), Friuli Innovazione, appunto che da tempo si occupa di educazione all’imprenditorialità e competitività delle imprese, operando con un modello di totale auto sostenibilità; Una Regione, il Friuli – Venezia Giulia, che ha fatto della Strategia di Specializzazione Intelligente uno strumento di politica industriale per raccogliere esigenze e indirizzare gli sviluppi futuri.
Così è nato il progetto Additive FVG, da una visione trasversale e di raccordo sulle componenti che più delle altre contribuiscono ad accrescere la competitività di un territorio, con molteplici protagonisti che operano insieme e in armonia verso un obiettivo comune: diventare la Regione europea che più rapidamente generi, sviluppi e applichi competenze nelle tecnologie additive.

Come sono state fatte le scelte tecnologiche?

In realtà non abbiamo cercato un fornitore, e tanto meno un fornitore di macchine o di semplice tecnologia: abbiamo cercato un partner che potesse supportarci nel costruire tutti e tre i pilastri del progetto.
All’evento di marzo 2017, “Succederà. Il manifatturiero prossimo venturo in FVG”, invitammo anche Eos e da lì in poi abbiamo iniziato a conoscerci e a condividere la nostra idea progettuale. Lavorare insieme con Eos è stata poi una naturale conseguenza, sia per il loro interesse e disponibilità verso il progetto Additive FVG, sia perché “l’ecosistema Eos” che oltre ad Eos comprende AM Ventures e Additive Minds è il solo che ci è sembrato in grado di supportare il progetto Additive FVG in tutte le sue declinazioni, ovvero non soltanto attraverso la fornitura della “macchina”.
AM Ventures inoltre stava già sviluppando in giro per il Mondo altre iniziative in qualche modo simili ad Additive FVG e ciò, significava per noi attingere immediatamente ad altre esperienze internazionali ed esserne connessi.
Additive Minds si occupa di consulenza e formazione e ha una straordinaria esperienza industriale e referenze particolarmente qualificate.
AM Ventures si occupa di investimenti nelle nuove idee di impresa e startup ed è una società di venture capital dedicata ad ampliare il mercato delle tecnologie additive finanziando iniziative imprenditoriali.
Eos “fa le macchine”, è un’azienda europea, ed è il principale produttore mondiale di sistemi industriali di stampa 3D.
Quando si è trattato di scegliere quale sistema di stampa acquisire sono stati portati a fattor comune i principali requisiti delle aziende che per prime hanno deciso di partecipare a questo progetto: così è stata scelta una macchina Eos M290, che stamperà metalli, in un luogo dedicato, all’interno di Friuli Innovazione. Un laboratorio completo (dalla progettazione, all’ottimizzazione, alla stampa e alla finitura) disponibile 24 ore su 24 sette giorni su sette.
Un laboratorio che abbiamo chiamato Additive FVG Square (piazza) proprio per sottolineare l’aspetto collaborativo e aperto di questa iniziativa che rappresenta il pilastro imprese del progetto. Un laboratorio dove il personale delle aziende impara e sperimenta come se operasse nel laboratorio della propria azienda, con l’obiettivo di trasformare in valore l’applicazione delle tecnologie additive al proprio settore, ai propri prodotti, ai propri clienti.

 

A chi è destinato in prima battuta, con quali tempistiche e costi?

Nell’ambito di Additive FVG sono state avviate azioni importanti sia per le competenze grazie all’avvio dei nuovi corsi della Fondazione ITS Malignani, sia per le idee di business: abbiamo già una prima startup incubata, NAMS. In questo primo periodo ci siamo però dedicati con priorità alle imprese e quindi ad avviare Additive FVG Square, che sarà inaugurato il 30 ottobre, ma che è già operativo ed utilizzato da 5 aziende della metalmeccanica regionale: Brovedani Group, Gruppo Cividale, SMS Group, Thermokey e Wartsila. Il loro personale ha già cominciato un percorso di formazione e sperimentazione che durerà due anni con il supporto sia di Additive Minds, sia delle competenze specialistiche dell’Università di Udine.
Questo è stato il primo passo per cominciare. Nel frattempo molte altre aziende si sono avvicinate per chiedere se e come potranno essere coinvolte. Stiamo quindi programmando con i nostri partner successive iniziative, proprio perché gli obiettivi sono apertura e collaborazione, sperimentazione e trasferimento di competenze, massimo coinvolgimento delle imprese.
Il progetto Additive FVG Square, che si sviluppa su due anni, ha assunto una connotazione pubblico/privata in quanto, ad oggi, le risorse economiche sono state messe a disposizione dalle 5 aziende, da Friuli Innovazione, dal Comet e dalla Regione Autonoma Friuli – Venezia Giulia, e si sviluppa con una struttura di costi/ricavi che ne assicura l’auto sostenibilità.
Friuli Innovazione ha nel frattempo già presentato progetti su bandi europei in ambito Industria 4.0 e Additive, alcuni sono stati finanziati, altri sono in preparazione, il che porterà nuove risorse e opportunità di collaborazione.

A Saverio Maisto di Comet chiediamo: il centro ha finalità unicamente di business o può essere utilizzato anche per fare formazione?

La reale finalità del progetto Additive FVG Square e di Comet è di permettere alle imprese di innovare e di valutare nuove tecnologie in termini di capacità produttiva. Perciò, in questa fase di ricerca e sperimentazione, il business è un concetto che risulta prematuro. Infatti, in questo momento, il nostro principale obiettivo non è il ROI, bensì dare la possibilità a queste cinque aziende di creare nuove competenze e coltivare nuove professionalità, che si tradurranno in competitività e know how non solo per loro, ma anche per i fornitori della filiera. L’Additive è una delle tecnologie abilitanti del Piano Industria 4.0 del Ministero dello Sviluppo Economico quindi, in un territorio pregno di realtà produttive storicamente focalizzate sulle lavorazioni di asportazione truciolo, le tecnologie additive rappresentano un nuovo paradigma produttivo, un’opportunità che le nostre aziende devono cogliere. Questo, quando la tecnologia additiva entrerà in fase produttiva, permetterà alle aziende di essere già pronte per affrontare le richieste del mercato. Comet ricopre quindi un ruolo fondamentale: è l’ente che, in prima battuta, mette in collegamento gli stakeholder con le aziende e che, successivamente, crea le condizioni per le quali le aziende stesse, coinvolte in progetti come Additive FVG Square, possano avere a propria disposizione la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.

GianCarlo Scianatico, country manager di Eos. Foto di Tobias Hase

A Giancarlo Scianatico di Eos chiediamo: prospettive ha la produzione additiva sul complesso delle attività manifatturiere esistenti sul territorio?

Da qualche anno ormai, a livello nazionale, stiamo notando un incremento sostanziale dell’interesse dimostrato da diverse tipologie d’impresa nei confronti dell’additive manufacturing, tutte aziende che fanno emergere al contempo l’esigenza di poter comprendere appieno le caratteristiche e le potenzialità di questa rivoluzionaria modalità di produzione. Grazie al supporto e al costante coinvolgimento di partner importanti come Friuli Innovazione e Comet oggi abbiamo realmente l’opportunità di supportare queste realtà locali anche in regioni come il Friuli Venezia Giulia, che vanta un tessuto produttivo, soprattutto nell’ambito del manifatturiero, assolutamente vivo e aperto all’innovazione tecnologica. In questo contesto abbiamo scoperto diversi attori, sia in ambito imprenditoriale che istituzionale, in grado di dare vita a un vero e proprio comparto di ricerca e sviluppo che ha come obiettivo quello di formare nuovi professionisti pronti a mettere in pratica gli inediti processi produttivi legati alla stampa 3D industriale. Di sicuro dovremo lavorare ancora molto per superare la fase sperimentale e mettere a regime tutta la filiera operante sul territorio italiano, ma iniziative come questa ci fanno capire di essere sulla strada giusta per offrire sempre nuove possibilità ad aziende come quelle presenti nell’area friulana, che oggi rappresentano ottimi esempi di come sia possibile porre le basi per intraprendere un nuovo percorso della produzione additiva in diversi settori del business locale.

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