Fra Diavolo va in scena con la stampa 3D

® Yasuko Kageyama

La stampa 3D è salita sul palcoscenico: Wasp ha stampato la scenografia dell’opera “Fra Diavolo”, in scena al Teatro dell’Opera di Roma da domenica 8 ottobre con repliche fino al 21 ottobre.

I lavori presso la sede di Wasp a Massa Lombarda sono iniziati a metà aprile e sono terminati in luglio, con il passaggio delle componenti scenografiche al teatro romano.

Il modello 3D si presentava come un blocco unitario ed è stato necessario suddividerlo in 223 pezzi che potessero rientrare nelle dimensioni di stampa della DeltaWasp 3MT, ovvero un cilindro di 1 metro x 1 metro.

Il materiale utilizzato è PLA colorato di pigmento bianco. Il team Wasp ha costruito 5 stampanti, che sono state utilizzate a pieno ritmo per circa tre mesi. La sfida maggiore è stata dettata dai tempi.

Grazie alla pianificazione del lavoro e alla velocità delle macchine il risultato è arrivato senza particolari problemi alla scadenza prestabilita: a metà luglio il capannone era già interamente riempito dai pezzi dell’allestimento stesi a terra, pronti per il trasporto a Roma.

La sfida che ci è stata proposta dal Teatro dell’Opera era molto rischiosa. – ha detto il patron di Wasp, Massimo Moretti –. Non era mai accaduto che la stampa 3D venisse applicata a un materiale così grande. La plastica che usiamo normalmente ha un costo enorme, se viene rapportato ai 1500 Kg della scenografia da produrre. Ci siamo rivolti allora a una materiale ricavato dal mais, naturale e che può essere facilmente riciclato: il giorno in cui questa scenografia non servirà più la si potrà triturare e riusare per una nuova e diversa opera. Per questo lavoro abbiamo preso in affitto un capannone vicino alla nostra sede, adesso è nostro e siamo l’unico service di stampa 3D capace di produrre oggetti di grandissime dimensioni. Questo del Fra Diavolo è un caso in cui è l’arte a trascinare l’industria e apre a nuove creazioni e a nuove possibilità di lavoro”.

I personaggi di quest’opera – ha detto il regista dell'opera, Giorgio Barberio Corsettiavranno costumi che rimandano agli anni Sessanta del Novecento, perché immagino sempre ogni rappresentazione teatrale come qualcosa che parli di noi e, anche se antica, si rivolga alla sensibilità degli spettatori di oggi, con un racconto che tocchi le nostre note più profonde. All’irrealtà fantastica della trama, ispirata a un personaggio di cui si è poi impossessata la tradizione popolare, fanno eco delle scenografie sghembe, apparentemente poco stabili, inquietanti come un quadro di Dalí. E per realizzare questa caratteristica forma irregolare delle scene è stata indispensabile la collaborazione del team di WASP che si è impegnato con risultati straordinari”.

 

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