Felfil Evo, la via italiana all’estrusione

La startup italiana Felfil Evo, nata in seno al Collettivo Cocomeri del Politecnico di Torino, sta cercando di finanziare su Kickstarter un progetto teso ad abbattere i costi di stampa in 3D seguendo il percorso della sostenibilità.

Si tratta di Felfil un estrusore di plastica che permetterà ai possessori di una stampante 3D di riprodurre il filamento di stampa, partendo da scarti, plastica riciclata o pellet industriale.

Uni strumento per uso domestico, insomma, in grado di produrre filamento stampabile in 3D di PLA e ABS, a partire da granulato industriale, scarti di stampa, vecchi modelli riciclati.

La caratteristica che lo ha messo in mostra è l'essere totalmente open, autocostrubile, oltre all'utilizzare il 70% di componenti di recupero, rinvenibili con facilità.

Sfrutta una scheda compatibile con Arduino per la parte elettronica. La struttura è in plexiglass e la scocca in alluminio anodizzato. All’interno: la tramoggia è stampata in 3D, la camera in alluminio anodizzato e la vite di estrusione è tornita appositamente.

Felfil nacque come tesi di laurea, ed è stato scaricato da oltre 800 maker. Perciò Collettivo Cocomeri ha progettato Felfil Evo, evoluzione del primo Felfil, ora supportato da l3P, I’incubatore del Politecnico di Torino, attraverso il programma Treatabit.

Evo è stato progettato per avviare una piccola produzione in serie di due diversi kit, completo e semplificato. E per avviarne la produzione il Collettivo Cocomeri ha lanciato una campagna di finanziamento sul sito Kickstarter.com.

Con questo estrusore l’utente potrà produrre filamento da 1,75mm o da 3,mm di Abs, Pla e ogni materiale la cui temperatura di fusione sia sotto i 300°. Un kg di pellet normalmente ha un costo di circa 5 euro.

Lo strumento si configura utile anche per chi intende sperimentare una nuova forma di riciclo domestico.

LASCIA UN COMMENTO