Design: la stampa 3D cambia le regole

Santapouf Pro, la creazione di Denis Santachiara per Campeggi ispirata dalle sculture a profilo continuo di Giuseppe Bertelli. Esempio di “design on demand”, dal momento che può assumere il profilo del committente, ricavato da una sua fotografia. Il pouf, con seduta morbida rivestita di lycra colorata, contiene un materasso in PVC autogonfiabile.

Arriva l'era del download design per la stampa 3D -  Ne abbiamo parlato con il designer Denis Santachiara, sempre in prima linea sul versante dell'innovazione.

Santapouf Pro, la creazione di Denis Santachiara per Campeggi ispirata dalle sculture a profilo continuo di Giuseppe Bertelli. Esempio di “design on demand”, dal momento che può assumere il profilo del committente, ricavato da una sua fotografia. Il pouf, con seduta morbida rivestita di lycra colorata, contiene un materasso in PVC autogonfiabile.
Santapouf Pro, la creazione di Denis Santachiara per Campeggi ispirata dalle sculture a profilo continuo di Giuseppe Bertelli. Esempio di “design on demand”, dal momento che può assumere il profilo del committente, ricavato da una sua fotografia. Il pouf, con seduta morbida rivestita di lycra colorata, contiene un materasso in PVC autogonfiabile.

Una vera e propria rivoluzione che abbraccia il mondo del design, della produzione e della progettazione di oggetti che spaziano da una sedia a un gioiello, da una protesi biomedicale a una lampada. Stiamo parlando della stampa 3D, sdoganata negli ultimi anni da settore di nicchia, legato soprattutto alla prototipazione rapida, grazie all’avvento di stampanti sempre più economiche ed efficienti che approdano in massa sulle scrivanie di designer e progettisti. Un comparto vivacissimo anche in Italia, tanto che Senaf  - società del Gruppo Tecniche Nuove che organizza fiere, saloni tematici e congressi - ha dato vita al road show 3D Print Hub per approfondire le tematiche della stampa 3D con focus particolare su tecnologie, materiali e software. Il primo appuntamento di quest’anno sarà tra il 27 e il 29 marzo a Parma, all’interno di MecSpe, la fiera di riferimento delle tecnologie innovative per l'industria manifatturiera.

Il designer Denis Santachiara, attentissimo da sempre alle nuove tecnologie e, oggi, alle possibilità offerte dalla stampa 3D.
Il designer Denis Santachiara, attentissimo da sempre alle nuove tecnologie e, oggi, alle possibilità offerte dalla stampa 3D.

Il download design

Tra gli eventi da seguire nei tre giorni della rassegna, oltre a un’area dimostrativa nella quale saranno presenti e funzionanti stampanti e scanner 3D e un’esposizione di oggetti realizzati con questa tecnologia, vale la pena di citare l’intervento che Denis Santachiara, il designer italiano noto per la sua opera trasversale che spazia tra le arti e le nuove tecnologie, terrà venerdì 28 marzo a partire dalle 10.30 presso il Padiglione 3 della fiera di Parma sul tema del “download design”. Partendo dal presupposto che anche il design è scaricabile da Internet (così come avviene, per musica, testi e foto), Santachiara parlerà di integrazione tra tecnologia e design digitale 3D nell'economia reale e delle innovazioni possibili per il design (in termini di linguaggio progettuale, estetica e funzionalità d'uso) con le stampanti 3D. Ne abbiamo parlato direttamente con lui.

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Complex Chair, sedia pieghevole ipercompatta progettata da Denis Santachiara e stampata in ABS con tecnologia 3D dalla Zare Prototipi di Reggio Emilia (www.zare.it). È stata usata una macchina da stampa 3D Fortus 900mc con tecnologia FDM. La sedia è stampata chiusa con tutti i meccanismi integrati e assemblati dal processo stesso.
Complex Chair, sedia pieghevole ipercompatta progettata da Denis Santachiara e stampata in ABS con tecnologia 3D dalla Zare Prototipi di Reggio Emilia (www.zare.it). È stata usata una macchina da stampa 3D Fortus 900mc con tecnologia FDM. La sedia è stampata chiusa con tutti i meccanismi integrati e assemblati dal processo stesso.

 

La definizione Stampa 3D, molto di moda oggi, è particolarmente azzeccata, perché contribuisce a diffondere un insieme di tecnologie già note da parecchi anni agli addetti ai lavori e cioè quelle della stampa additiva. Brevetti scaduti e l’avvento di modelli a prezzi sempre più bassi ne stanno aumentando la diffusione esponenzialmente. Cosa pensa di questa tecnologia e della sua attuale diffusione a 360°?

Il processo delle stampanti 3D, lavorando per addizione di materiale attraverso dei layer, rende questa tecnologia flessibile e trasversale e quindi adattabile non solo per diversi materiali come polimeri, metalli e inerti, ma anche cellule biologiche e alimenti. Per arrivare ai compositi, come ad esempio l’ABS addizionato con resina e fibra di carbonio. Siamo di fronte a un processo produttivo incredibilmente trasversale mai registrato nella storia dell’uomo.

Grazie anche alla semplicità di queste macchine che sono adatte a operare in più settori…

Sì, sono basate su una meccanica relativamente semplice dove si gioca soprattutto con il software di gestione, dalle temperature di estrusione al laser di potenza abbinato al movimento degli assi xyz. Per la loro configurazione queste macchine hanno anche una grande trasversalità d’impiego. Possono essere pensate per la produzione di parti aereospaziali o per fare piccoli oggetti in ambito domestico con lo stesso principio di base, consentendo di entrare in mercati completamente diversi in termini di posizionamento di prezzo e di applicabilità. Per questo risulta facile pensare che avranno una grande diffusione sia in mercati professionali sia nel consumer, con un percorso molto simile all’avvento dei personal computer.

Un’opera di Santachiara: una colonna in ceramica sulla quale è posata una caraffa con luci al neon che si illuminano senza la necessità di cablaggi.
Un’opera di Santachiara: una colonna in ceramica sulla quale è posata una caraffa con luci al neon che si illuminano senza la necessità di cablaggi.

Quali sono, oltre alla loro tecnologia che si sta via via affinando e differenziando per impieghi, i presupposti per la loro affermazione nel tessuto produttivo?

Il vero tema su cui riflettere sarà la puntualità della cultura digitale nei confronti di questa rivoluzione, che ora ha ritmi diversi nei diversi paesi industrializzati dove la cultura digitale e le infrastrutture collegate che la generano sono la base per lo sviluppo tecnico, industriale e anche sociale di queste macchine. In primis le “autostrade” digitali, le università, e la ricerca tecnologica mirata a queste tecnologie. Tutti temi in cui l’Italia e fortemente in ritardo, rispetto ai paesi anglosassoni e del Nord Europa. Un gap che nessun nostro governo sembra interessato a colmare, trovando sempre qualche motivo per rimandare “l’agenda digitale”. Che, pur modesta, sarebbe fondamentale per tentare di agganciarci agli altri paesi. Il design Italiano, così famoso nel mondo, rischia di perdere la leadership se non entra prepotentemente e velocemente in queste tecnologie che ci danno una nuova occasione per affermare e posizionare il made in Italy a livelli più alti.

Parliamo del suo intervento a 3D Print Hub. Cosa intende esattamente per “download design”?

Ormai espressioni come musica, la scrittura, le immagini, vengono prodotte essenzialmente in digitale e vengono poi consumate in digitale, tramite ad esempio tablet o smartphone. Sembrava impossibile riuscire a fare la stessa cosa con gli oggetti, semplicemente perché il design viene anch’esso ormai creato in digitale attraverso software CAD/CAM, ma non viene consumato in digitale. Un prodotto ha bisogno di essere toccato e manipolato materialmente, avere un valore d’uso fisico. Quindi il problema diventa come tramutare i “bit” in “atomi”. Ed è proprio in questo passaggio necessario e cruciale che le tecnologie digitali additive (come la stampa 3D) e sottrattive (le tradizionali macchine a controllo numerico) assumono una importanza fondamentale. Solo in questo modo possiamo pensare a un “download design” degli oggetti in generale e in particolare del design, scaricabile come la musica, testi, foto, dalla rete. I bit diventano atomi fisici di oggetti d'uso, attraverso lo sviluppo delle tecnologie digitali produttive.

La stampa 3D è attualmente trascinata dall’entusiasmo dei maker, dei FabLab e, più in generale, dai piccoli artigiani della fabbricazione tridimensionale. Cosa ne pensa di questo fenomeno nell’ottica del design?

Attualmente i FabLab e gli  artigiani 2.0 in generale non tendono a produrre design nel senso stretto. La loro attenzione e finalità sembra rivolta soprattutto al processo e il risultato è solo l’esempio di un nuovo processo. Tuttavia il dibattito che questo fenomeno ha generato su nuovi modi di creare, produrre e distribuire le merci, che non mancano di utopia, ha prodotto una serie di concetti e pratiche progettuali del tutto nuove rispetto al mondo stretto del design tradizionale, come appunto la possibilità di un “download design”, ma anche il design a “chilometri zero”, l’open source e l’open design. Quest’ultimo appunto mi porta a citare il titolo del fortunato libello di Umberto Eco “Opera Aperta”, in cui si teorizzava la possibilità di alcune avanguardie del 900 d’interagire con il pubblico. Vorrei estendere questo concetto alle arti nel suo complesso: la musica, il teatro, il cinema sono “opere aperte” in quanto oltre all’autore hanno bisogno dell’ interprete e possono essere reinterpretate nel tempo all’infinito fino a cambiarne perfino le connotazioni originarie. Invece le arti cosiddette plastiche (pittura, scultura, architettura), possono essere considerate opere chiuse, non interpretabili e non modificabili, l’autore coincide con l’interprete, anzi quando la comunità riconosce queste opere come arte, ne protegge l’integrità per legge.

E il design industriale è un’opera aperta o chiusa?

Il design industriale, considerato come ultima nata tra le arti plastiche, mi sembra l’espressione plastica chiusa per eccellenza. Non permette modifiche e, a differenza delle altre arti plastiche classiche, contiene l’aggravante della persistenza seriale che per motivi di processo produttivo ti obbliga a una definizione dell’oggetto assoluta e per sempre. Al contrario, un design digitale è per sua natura aperto. Chiunque può scaricare la matematica del tuo progetto e interpretarlo, adattarlo, sconvolgerlo, o modificarlo in corso di produzione. Alcuni designer, io compreso, caricano progetti in apposite piattaforme per essere scaricati e poi personalizzati e stampati in 3D. Nokia ha un sito dove appunto ti permette questo con alcuni suoi modelli di cellulari. Si produce e si disegna sempre per la massa, ma in modo aperto e personalizzabile. Si realizza l’utopia della “mass customization”.

In quest’ottica si inserisce Cyrcus, il suo progetto di piattaforma di produzione e vendita on-line di design gestito direttamente dai designer, vero?

È l’esempio di come si possa rendere dialettico il mondo delle progettualità digitale con il design. Con Cyrcus ancora una volta cerco di usare una tecnologia complessa e travolgente come il “fare digitale” per proporre qualcosa di non tecnico. Una sorta di “strategia del prestigiatore” per il design digitale, un appropriarsi della massima tecnologia per “tradirla” nell’effetto finale. Oltre al valore aggiunto dell’estetica e della forma speciale che queste tecnologie permettono, possono contare sulla personalizzazione, sull’open design, sulla produzione a km0. Ma soprattutto aprire a nuove opportunità di linguaggio progettuale mai viste prima. Come il “sottosquadro libero”, il co-assemblaggio, e soprattutto forme impossibili con i metodi tradizionali. Il designer del futuro segnerà il suo destino progettuale in un territorio vergine, quindi adatto a nuove colture del progetto.

© Tecniche Nuove

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