In America Latina sorgerà un villaggio realizzato con la stampa 3D

Massimo Moretti, ceo dell'italiana Wasp, lo ha sostenuto da sempre: in ambito edile la stampa 3D deve essere utilizzata per dare velocemente un riparo a chi non ce l'ha, utilizzando materiali facilmente reperibili.

L'idea del visionario imprenditore italiano ha fatto proseliti nel mondo e ora si concretizza, in America Latina, a beneficio di popolazioni bisognose.

Fuseproject ha collaborato con New Story, un'organizzazione no-profit che è impegnata nel contrasto del problema dei senzatetto, e con il produttore di sistemi di home building Icon, per progettare, pianificare e costruire il primo villaggio al mondo con la stampa 3D.

"Con questo innovativo metodo di costruzione consegneremo in America Latina case alle famiglie che hanno bisogno di alloggi a prezzi accessibili e che si adattino alla loro vita di tutti i giorni", dice Fuseproject in un post sul proprio sito.

Il progetto sarà realizzato utilizzando la tecnologia Vulcan II di Icon e una volta terminato, entro quest'anno, ospiterà più di 400 persone.

Il sistema di stampa 3D Vulcan consente di edificare strutture con pareti alte fino a 8,5 metri. Lavora con tensione 230 / 240V monofase e una potenza nominale di 16kW (la potenza di picco è 35kW). Utilizza 8 litri di acqua al minuto per impastare il materiale (Icon Lavacrete). Può stampare su basi larghe fino a 70 centimetri. Stampa a una velocità lineare orizzontale di 12 centimetri al secondo. Viene gestito da quattro persone e comandato da tablet.

Per una corretta progettazione dei nuclei abitativi Fuseproject spiega di aver lavorato direttamente con le comunità locali, "per saperne di più sulla loro cultura e sul loro ambiente, per garantire che stessimo fornendo opzioni in grado di rispondere alle loro esigenze abitative in modi capaci di andare oltre il semplice design tradizionale".

Fuseproject spiega di aver scelto di utilizzare la tecnologia di stampa 3D per le possibilità di progettazione che questa consente per fornire soluzioni che affrontano questioni importanti relative al clima, alla struttura familiare e al ruolo che le case svolgono nel creare una comunità più ampia.

La stampa 3D al servizio degli ultimi

Il fine etico del progetto è sottolineato, sempre da Fuseproject, così: "per le famiglie che vivono con meno di 200 dollari al mese, l'accesso ad alloggi sicuri che offrono riparo dal pericolo sia ambientale che fisico è oggi fondamentale. Le popolazioni vulnerabili sono in genere le ultime a beneficiare dell'innovazione. Crediamo invece che progettisti, costruttori e innovatori tecnologici abbiano il potenziale per fornire una progettazione di alloggi in grado di elevare la vita di alcune delle popolazioni più povere in tutto il mondo. La stampa 3D, in particolare, è uno strumento per realizzare questo potenziale e portare avanti questa missione".

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